Francesca's profilecOи ιL иαSιиO αLL' ιиSù....PhotosBlogListsMore Tools Help

 

 Un metro fuori dai sogni.

 

  ...CheQuelliAlmenoSonoTuoi.

 

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Francesca

cOи ιL иαSιиO αLL' ιиSù. ♥

cαи't stόp мє~

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…che cosa è l’uomo, che cosa non è? È il sogno di un’ombra. Ma quando venga il raggio concesso da Zeus, luce brillante è sugli uomini e dolce come il miele è la vita.

Pindaro}

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…et del mio vaneggiar vergogna è ‘l frutto,e ‘l pentersi, e ‘l conoscer chiaramente che quanto piace al mondo è breve sogno.

Francesco Petrarca}

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amO

OdiO

September 15

qualcosa che, dentro, resta. ( L )

 

“L’autunno negli occhi, l’estate nel cuore

La voglia di dare e l’istinto di avere

E tu lo chiami amore e non sai che cos’è…”

 

Volata via un’altra volta.

Via, via.

Uno scroscio d’acqua sgocciolato giù dalle mani, una manciata di sabbia che scivola sulla pelle salata, tra le dita, nei capelli.

Via, via. Per non tornare.

E adesso che il vento e la pioggia si sono rubati tutto questo, tutto questo che fino a ieri era qui, così vero, così mio, io non ho paura.

Non ne ho, se so che ad aspettarmi ci sarà ancora un’estate così.

 

s u м м є я  O8, semplicemente la più bella di sempre.

 

 

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June 09

heяe we go agaiи♥

 

eccoti.

sai, ti stavo proprio aspettando.

eccoti, non sai quanto mi sei mancata.

eccoti, come un uragano di vita, e sei qui.

non so come tu sia riuscita a prendermi, dal mio sonno scuotermi, e riattivarmi il cuore.}

 

summeя. improvvisamente.

summeя. impudentemente.

summeя. come sai fare tu.
 
 
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May 06

нappιness ιs summeя

Forse è il sole che c’è oggi.

un sole caldo, lo aspettavo da tanto.

la radio passa una canzone di qualche anno fa. Alzo il volume.

i pensieri, i ricordi.

ho voglia di perdermici dentro.

prerndo tra le mani quella fotografia. Non la guardo più da tanto, ormai.

ma non l’ho mai dimenticata.

uno dei nostri primi costumi da bagno, i sandaletti trasparenti perché cosi sotto ai piedi i sassolini non fanno male. La pelle bianca, che tradisce un maggio appena iniziato e un’aria da bagnanti alle prime armi. Un elastico colorato che raccoglie quei riccioli dolcissimi. Uno sguardo timido, un buffo sorriso appena accennato.

siamo noi.

Dio, quanto siamo cambiate.

quanti anni sono passati, quante ne abbiamo combinate.

il rumore del mare, la sabbia calda sulla pelle, l’odore delle focaccine a mezzogiorno, ti ricordi ?

giocare a palla in riva al mare, la boa da raggiungere e un materassino che non ne vuole sapere di gonfiarsi.

i tuffi, gli scogli, i pesci che non si lasciavano toccare, le conchiglie, il tornare a casa sempre più marroncine, un po’ per la sabbia rimasta addosso, un po’ il sole.

già, ogni tanto si lasciava prendere.

ogni anno come quello prima, passato a rincorrere un’estate che poi, puntuale, arrivava.

e ogni estate aveva un profumo diverso, nuovo.

e ogni estate, un passo avanti nella vita, un numero in più nei sandali, un po’ meno paura nel mettere la testa sott’acqua, un amico in più nel gruppo.

ogni volta l’odore dell’estate sempre più denso. Ogni anno, una volta arrivato settembre, un bagaglio sempre più affollato, più traboccante di esperienze, ricordi, emozioni.

sempre di più.

fino ad oggi. Oggi, che il cielo è di un azzurro così bello che lo ruberei, così da averlo solo per me. Oggi, che è un tiepido sei maggio, e stasera vedrò le stelle, e le conterò tutte, una per una, prima di addormentarmi.

oggi, che è un giorno qualsiasi.

ma l’estate sta arrivando.

sta arrivando e la sento con me.

nelle prime fragole che spuntano tra i banchi del mercato, nelle vetrine, dove non ci sono più pellicce, ma solo t-shirt colorate. Nei prof che continuano a ripetere che è finito l’anno e non c’è più tempo per recuperare (keeezzo). In una canzone di jovanotti, che la senti tua, tanto corrisponde a come ti senti oggi.  Nel primo bagno della stagione, impresa portata a termine solo qualche settimana fa. Ma soprattutto, nel vivere ognuno di questi giorni al massimo, tra giornate al mare, feste, foto, cinema e risate.

con voi, che siete i migliori che si possano desiderare.

l’estate c’è.

e ci siamo noi.

Noi.

questa volta, davvero, godiamocela.

perché cazzo, ce la meritiamo.

 

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April 08

memories from viennα

 

La sveglia alle cinque. La voglia impronunciabile di mandare tutto a cagare e tornare a dormire, ma ci si alza. Gli ultimi ritocchi alla valigia, scoprire che già scoppia e devi ancora infilarci il cappotto tre pile di magliette il phon e la piastra. Il ritrovo in piazza delle nazioni, i ragazzi, le prof. Le valigie nel vano bagagli, l’autista che impreca perché non vuole caricare il pacco stereo e tutti si chiedono cos’è. Le prime cinque ore di pullman, due delle quali con nelle orecchie la serata di pasqua di vortex e tatanka al dorian gray. Lo stesso autogrill della prima settimana bianca, l’unica, quella della quarta ginnasio, quella bella, quella piena di ricordi, di cui parliamo ancora adesso.

Le altre cinque ore di pullman, in cui l’abbiocco comincia a impossessarsi di tutti i passeggeri, complice Salvate il Soldato Ryan, che è una cosa assurda e al sonno si alterna la voglia di sboccare. L’arrivo a Salisburgo. Scoprire che fa alquanto cagare, lasciare la Antolini a trastullarsi per palazzi e musei e rinchiuderci tutti da h&m. Noi. Il gruppo della gita. Io, la mari, tommino, paolo, massi, rai, anto, matarma, ale mel, ale di anto, carbonsss, margi, cami, ale, kiki, masti, ascio, barto, in preda a una scimmia di shopping pazzesca. Il ritrovo, l’hotel dal nome impronunciabile. La 198. La stanza che è carinissima, ma anche la puzza di fritto dalla finestra che è indecente. Rai massi e tommi che inaugurano il nostro letto. Il giro d’ispezione per le camere. La cena. Tutti elegantissimi, io e la mari in canotta e pantaloncini. Ottone di Prussia che ci schiaffa una brodaglia putrida nella ciotola [peggio che in galera, macheOOh]. Ma la fame vince anche la puzza di asparagi. Prepararsi e uscire. Il nulla fuori dall’albergo. La corsa sotto la pioggia in ottocentocinquanta. La delucchi che trinca insieme a noi un bel litro di birra netto. Tutti allegri e felici. Fotine e fotuzze. Le corse e i salti per la strada. Il ritorno in hotel e il primo e indimenticabile after. Il pavimento che scricchiola, la antolini che ogni volta trova me e la mari in una camera diversa. Sotto al letto, nella doccia, fuori dalla finestra per non farci beccare. I pugni contro il muro progressivi verso la finestra da parte dei ragazzi, ma chi se la da, sono le tre di notte, insomma. La buona volontà di dormire pacate nel nostro lettino. Massi che bussa dopo dieci minuti e ci fa cambiare idea. Tutti nella loro camera. Il barile di birra [improbabile "pacco stereo”, se nn avevate capito], il Bayleys, la sambuca. la antolini che si è rotta il cazzo e ci spedisce per l’ennesima volta in camera, ma noi non ci diamo per vinti. Chiudersi in bagno a bere e ridere come idioti. Tommino che intrattiene conversazioni con noi mentre dorme. Io mari massi tommi tutti in un letto per le ultime due ore di sonno, e i blink a palla.

La sveglia, il caldo e l’appiccicume. Di nuovo bagagli e partenza. Mauthausen, orrore, raccapriccio e puzza di cacca. Il pranzo ad un autogrill più di cacca della puzza di Mauthausen. Qualche ora di pullman e poi l’arrivo a Vienna. L’hotel Mozart e i casini con camere e personale dell’albergo. Scazzo alle stelle. Le riunioni del davigo nella nostra camera, che è la più inculata. Fare la barba a rai. Giocare a dragonball alla play, la cena e finalmente si esce da quel lagher. La metropolitana e il giro in centro, i negozi, i palazzi, le vie, i quintali di ragazzi italiani. Il secondo after. Tutti in camera nostra, fuckin’ chinese [carbo :D] che racconta aneddoti a raffica a noi mezzi abbioccati, e una sola bottiglia di vodka per dieci persone. Tutti in camera di massiraiettommi, tutti sul letto. Massi che sclera, tutti di nuovo in camera nostra. Ale ale e andre nel nostro letto. La sveglia, la vista guidata. Il castello di sissi, lo zoo, la crociera sul danubio, il museo di arte moderna, le risate e tante foto. Di nuovo in hotel, una lavata veloce perché puzzano tutti, la cena e di nuovo fuori. Un pub trovato dopo ore. io, la mari e massi e un litro e mezzo di birra a testa. Tutti quanti gonfi, le prof che nn se la danno. In hotel, tutti di nuovo in un letto. Io senza coperta e messa al contrario, la mari e rai anche, tutti gli altri per terra e massi per il verso giusto, ma che mi ammazza di calci. Sveglia, visita libera per quasi tutto il giorno, shoppingshoppingeancorashopping. Io, mari, ale, margi, cami, kiki. Mcdonalds e sacher. Pioggia. La spesa per la sera. Cinquantacinque euro di alcoolici. Hotel, cena, di nuovo fuori. un’improbabile mezza birra, poi tutto il davigo in camera nostra. Bayleys, malibu, chupiti, vodka, redbull, birra a reo. La musica a stecca, le risate. Troppe. Il cominciare a non capirci niente. Le prof, la ritirata, vanno via tutti. Le telefonate tra le camere, di nuovo un sacco di gente da noi. Il nulla. Mi addormento. Mi dissero anche Carbo, poco dopo. La sveglia, la nausea, il mal di testa. Il viaggio in pullman, assurdo, tremendo, improponibile. L’arrivo a Innsbruck, l’albergo a 4 stelle, il posto stupendo. Il bagno rilassante, la cena. Si, sto meglio. Si esce. Tutti a bere birra, io con la mia bottiglietta d’acqua naturale, frizzante è già troppo. Il giro per la città, altri due milioni di italiani, di firEnze e dibbbbèri. Tutti gonfi, tranne io. Voci che girano. Il ritorno in camera, un tentativo di after in grande stile, che si esaurisce con una sfida a dragonball e la antolini in botta completa. Tutti per la prima volta in sei giorni davvero a nanna. La sveglia un’ora in ritardo. Il giro della città, la partita di calcio nel parcheggio che celebra un’allegra rimpatriata tra italians e di nuovo in pullman. Stavolta non si scende fino a casa, però. Le ultime sette ore tutti insieme, poi l’arrivo a rapallo. Noi che faremmo qualsiasi cosa pur di non rivedere quelle quattro case e la solita piazza cavour. Valigie, saluti, baci, erba che la prima cosa che ci chiede quando ci vede non la scrivo. La solita gente che non avresti voluto vedere più. Insomma, la routine quotidiana si riimpossessa dei nostri giovani animi.

Oggi è brutto tempo, strà. Ci dicono che quando eravamo via, qui c’era un sole cosi, che potevamo rimanere ancora un po’. Ma magari. La pioggia di Vienna era tutta un’altra cosa.

Anche se per quanto mi riguarda non tornereii più in quei lagher di crucchi sadici e cerebrolesi.

Ma il ricordo rimane.

E che ricordo.

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anOi.

che insieme siamo la cosa più tozza che possa esistere.

 

piesse: luculla tu sei compresa!

 

March 26

...forse ci siαmo.

buio.
è tutto buio, qui.
e fa anche freddo.
accendo la luce, magari mi tranquillizza vedere che non c'è niente di strano, qui.
solo io, nel mio letto.
la mia cameretta. i peluches, i libri, le foto sull'armadio.
si, è tutto a posto.
nonna, non riesco a dormire, mi racconti una favola?
una volta sentirmi raccontare del principe che riusciva a raggiungere la principessa nel castello, o del bambino che trovava una pentola piena d'oro e, portatala a casa, rendeva ricca la famiglia, mi rendeva felice.
e dopo potevo continuare a sognare.
no, adesso no, è tardi. e poi ormai sei grande per le favole.
si, sono grande, hai ragione.
ma grande quanto?
grande da sapere che non ci sono mostri che verranno a svegliarmi stanotte? grande da poter dormire con la luce spenta?
grande da poter vivere da sola, da poter decidere per me?
grande da comprarmi una macchina?
così grande da riuscire a toccare la luna?
quanto grande, nonna?
dimmelo, ti prego, perchè non lo so.
a volte mi sento grande davvero.
quasi adulta.
credo di poter fare qualsiasi cosa voglia, di non aver bisogno di chi mi consiglia.
di chi mi impone, di chi mi ama, di chi mi di chi mi aiuta, di chi mi ostacola, di chi mi giudica.
credo di avere bisogno solo di me.
si, io mi basto.
altre volte mi sento così piccola.
così piccola da non riuscire a capire le cose più semplici, a decidere, a prendere un'iniziativa, a pensare con la mia testa.
perchè ho bisogno di avere qualcuno a cui appoggiarmi. perchè da soli non ce la si fa.
ma allora, cos'è che è giusto fare?
mi sembra strano sentirmi dire di comportarmi da adulta, quando poco dopo mi si vieta qualcosa perchè sono comunque troppo piccola.
e allora che gusto c'è?
che vita è quella vissuta aspettando, aspettando che ti dicano quello che devi fare?
perchè non posso essere me?
la vita è la mia, se non sbaglio. e allora perchè devo essere frenata dalla paura di stare costantemente sbagliando, anche quando non ce n'è bisogno?
perchè nonna?
essere grandi vuol dire questo?
essere responsabili vuol dire non agire per paura delle conseguenze?
non lo so davvero, ti prego, dimmelo.
ho tanta paura.
paura di sbagliare.
ma se sbagliando s'impara, allora forse è una cosa giusta.
o è tutto sbagliato.
o forse sono solo io quella sbagliata.
vorrei solo trovare una via di mezzo tra ciò che mi fa stare bene e ciò che non mi pone in torto.
ma è tanto difficile.
comunque sia una favola non mi serve.
non mi va più di ascoltarla.
e dato che non ho ancora trovato questa via di mezzo, d'ora in poi farò a modo mio.
non mi riparerò più insofferente dalle cose che pioveranno su di me.
siano esse belle, siano brutte. perchè ho imparato a prendere tutto così come viene.
perciò vada a fanculo l'ombrello, e chissenefrega se mi bagno.
la pioggia me la voglio godere tutta.
fino all'ultima goccia.
 

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"take me as i am, take my life 
i would give it all"

 

 

tOrna quandO vuOi !!